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BONUCCI? NO GRAZIE

4B119E87-1DFB-4163-91B1-1B34CD4921BBLa partenza di Bonucci è uno dei fattori più positivi del Milan targato 2018/19. Con l’attuale difensore della Juventus, Romagnoli non poteva un essere leader. Se hai Bonucci in difesa, del resto, non può che essere lui a comandare. Soprattutto se hai quasi 10 anni di meno. Puoi conoscere, apprendere, imitare. Ma resterai sempre un secondo. A maggior ragione se il tuo “vecchio” si chiama Leonardo Bonucci, giocatore un tantino ingombrante. Insomma, un giovane può e deve imparare da chi è più esperto, ma può consacrarsi solo assumendosi delle responsabilità. E l’anno scorso non era così. L’anno scorso, nel bene e nel male, la difesa girava intorno a Bonucci. Con la sua cessione, il Milan ha scoperto Romagnoli. Il che, se non altro per il futuro, è un plus tutto a favore dei rossoneri. Un Romagnoli diverso da quello che si conosceva e che il diavolo aveva prelevato dalla Roma, tutto tecnica e posizionamento; un Romagnoli condottiero, trascinatore, che non si arrende mai. Un capitano vero, finalmente anche sul campo. Grazie alla stagione passata, il 23enne è maturato tecnicamente, tatticamente e caratterialmente. E il bello è che nemmeno un mese fa c’era chi ancora ne metteva in dubbio la sua maturità. “Si è visto in Nazionale, non è pronto”. “Non ha ancora dimostrato niente”. “Deve giocare con qualcuno di esperienza accanto”. E invece no, Alessio li ha smentiti tutti. Ma c’è un motivo: Romagnoli è un leader.

Alessio Romagnoli e quella volta che durò 7 minuti, ma non era il recupero

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Alessio Romagnoli è l'uomo della provvidenza di questo Milan in difficoltà, ma che è riuscito a portare a casa tre vittorie consecutive grazie al cuore, alla determinazione e grazie sopratutto al suo capitano decisivo nei minuti di recupero per ben due volte. Questo però non è l'unico caso in cui il capitano del Milan lotta contro il tempo, infatti in pochi ricordano quando fu accusato di aver impiegato solo 7 minuti questa volta non per fare gol ma bensì a letto.

La protagonista dello scoop fu Veronica Bagnoli, famosa per la sua collezione di calciatori dalla Serie A alla Serie C. Quella volta fece girare un audio su WhatsApp dove diceva: “Ho detto a Romagnoli che doveva morire: l’ultima volta sei durato sette minuti e vuoi chiavarmi ancora? Ma cosa facciamo? Giochiamo? Allora ho convocato il Pavia Calcio, una sicurezza. Top player, meglio della serie A. E babam…“. Se sia vero o no non possiamo saperlo, l'unica cosa certa è che la Veronica Bagnoli dopo qualche giorno ha in parte smentito le proprie dichiarazioni, dicendo di non essere sicura che il calciatore in questione fosse Alessio Romagnoli. Se sia una dichiarazione spontanea non potremmo mai saperlo, ognuno tiri le sue somme. Una cosa è certa a Romagnoli 7 minuti per fare gol possono bastare.

"Le milanesi ritorneranno!" Quest'anno sembra di si ma...durerà?

Le griglie di inizio estate (e tanto discusse soprattutto da parte dei napoletani...) forse avevano ragione ? Questo è davvero l'anno delle milanesi?

Classifica alla mano sembra di si, ma andiamo con ordine.

Sono anni ormai che i presidenti o i dirigenti o anche i calciatori delle due compagini di Milano fanno proclami di sicura rinascita ad ogni inizio campionato fallendo però la maggior parte delle volte , se non tutte (bisogna capire se i tifosi si accontentavano dell'Europa League come obiettivo stagionale.

Dall'anno scorso però il vento pare stia cambiando... se dalla parte rossonera c'è stato l'ingresso per il secondo anno di fila in Europa League , confermandosi quindi in Europa seppure minore, dalla sponda nerazzurra c'è stato l'ingresso nella fase a gironi di Champions League dopo diversi anni di anonimato... Un ingresso in Champions all'ultimo respiro infatti perchè si giocò tutto all'ultima giornata contro la Lazio in uno scontro diretto all'ultimo colpo ... quel colpo vincente di Matias Vecino che consentì alla beneamata di riascoltare la musichetta Champions.

L'anno scorso era l'anno scorso , ma quest'anno sembra che le milanesi facciano di nuovo sul serio perchè si trovano nelle parti alte della classifica: l'Inter infatti è al secondo posto a 22 punti e a meno 6 dalla favorita Juventus.

Il Milan , invece si trova al quarto posto a -4 dai cugini e a -10 dai bianconeri dopo aver vinto il recupero della prima giornata contro il Genoa per 2-1 grazie al gol a tempo quasi scaduto dell'ex Romagnoli.

Ora ci si chiede se è il classico fuoco di paglia che purtroppo per i milanisti e i nerazzurri lo ha contraddistinto per diversi anni o davvero stiano facendo sul serio? Di certo per i tifosi neutrali non può che fare bene al calcio italiano la rinascita della Milano calcistica.

Discorso diverso per i tifosi di Napoli , Roma e Lazio (la Juve no, non fa testo...) che rischiano di ritrovarsi degli ospiti indesiderati per i posti che contano.

Discorso ancor più diverso per i rivali calcistici che vedono nell'Inter e il Milan le classiche squadre che fanno tutto fumo e niente arrosto.

Il campionato è iniziato davvero da poco quindi impossibile fare delle previsioni, ma a sensazione si prospetta un campionato più avvicente del solito... 

Genoa: Piatek non segna più

Dopo aver segnato 9 reti nelle prime sette di campionato, Piatek si è fermato: l'addio di Ballardini sembra aver ridimensionato il polacco, che con Juric non è mai andato in gol, finendo in panchina contro l'Inter.

Piatek

 

Dopo aver macinato record su record nelle prime sette giornate di campionato, il polacco sta ora faticando a trovare il gol sotto la guida di Ivan Juric. 

Nove quelli segnati con Ballardini, zero invece nelle ultime quattro giornate, chiuse con la panchina contro l’Inter: “Aveva bisogno di riposare un po’ - ha assicurato l’allenatore croato - Ha giocato sempre, sia nel Genoa sia in nazionale, era importante che anche stavolta non giocasse 90 minuti: ci sono rischi di infortuni quando si gioca con grande intensità. Il momento “no” del classe 1995 può essere un caso, oppure la conseguenza è il cambio di atteggiamento della squadra dopo il passaggio tra Ballardini e Juric.

Con il primo, Piatek aveva più libertà e poteva stare dentro l’area con più frequenza; con il secondo, invece, è chiamato a fare più lavoro sporco in avanti.

 

-Luca D'Ausilio

LA CLAMOROSA STATISTICA DI MAURO ICARDI

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Gli arriva il pallone, lo controlla, tira e segna. Il primo di rapina, da gande attaccante e il secondo mandando al bar Lulic.

Numeri impressionanti per il capitano nerazzurro, numeri da capogiro: sesta rete per il bomber dei bomer negli ultimi 7 tiri in porta. Uno squalo, letale.

Gol nel derby, la doppietta alla Spal e la rete contro la Fiorentina e per finire il bis contro la Lazio. Il total fa sei centri in quattro partite.

Zampata da rapace dopo appena la prima scarsa mezz'ora di gioco e raddoppio di classe, sterzando e mandando Lulic al bar. Ciò permette a Maurito Icardi di accedere al podio nella classifica dei bomber ancora in attività nel nostro campionato. Dietro solo a Quagliarella (130) e Ibrahimovic (122), pronto a superare tutti per attribuirsi definitivamente il soprannome di BOMBER DEI BOMBER

 

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